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    April 28

    ematocrito basso..

     
    Nei sentieri tortuosi che conducono da un periodo no ad una situazione di relativa normalità, su un bus immersa nella mia bolla di sonno e paesaggi, mi ritrovo a pensare che -a prescindere dalle cricostanze, ma proprio di mio- sono tendenzialmente portata a moderare il sentire.
    Nella mia ansia di controllare tutto, mi rendo conto, io da sempre ipersensibile, di voler controllare anche i sentimenti.
    Bella scoperta, dirà chi mi conosce; ma ora sono andata anche oltre, quasi al punto da accogliere con piacere sensazioni forti, e con la stessa intensità desiderare di gestirle.
     
    Emozioni col silenziatore.
    Datemi un telecomando, e conquisterò il mondo....
    oppure proprio no?
    April 13

    Salto generazionale

     
     
    Domenica di elezioni, ore 15.
    Interno, sala da pranzo. Atmosfera rilassata, odore di caffè ancora nell'aria, lauto pranzo concluso appena. La tv accesa come sottofondo alle chiacchiere.
    Siamo, mai come oggi, un ritratto senza tempo della famiglia italiana.
    Mi alzo da tavola e, mani sulle spalle di papà ancora seduto..
    Io: "Papà, prima che si faccia tardi, andiamo a votare (ché è un rito recarsi a mò di delegazione familiare alle urne)?"
    Papà: "Va bene, andiamo ora. Mi metto la cravatta?"
    I: "PER QUESTA GENTE?!?"
    P: ....silenzio... "......per me."
     
    Forse davvero si stava meglio quando si stava peggio.
    A meno di venticinque anni, vado a votare, oltre che per ragionamenti "strategici" che esulano dagli appelli politici, per un insopprimibile senso civico, pur sapendo di partecipare a una beffa, pur disprezzando chi, nonostante tutto, siederà nei posti dei miei rappresentanti.
    Quel senso civico che i miei genitori non han potuto non trasmettermi. Lo stesso che li fa sentire orgogliosamente partecipi della vita del paese, tanto da trovare giusto presentarsi al meglio in occasioni del genere.
    Mio padre, quanto di più lontano dall'italiano medio cresciuto negli anni del boom economico, oggi, per un istante, me lo ha ricordato.
    Ho visto in lui la fiducia nelle istituzioni, il profondo rispetto e il senso della patria, la forza della speranza di cui la sua generazione si è nutrita.
    Nella sua istintiva domanda ho visto tutto questo. E, già nel momento in cui pronunciavo la mia istintiva risposta, l'ho invidiato.
    April 07

    Lì ad Atene, loro fanno così.. beati loro.

    Qui ad Atene noi facciamo così.

    Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.

    Qui ad Atene noi facciamo così.

    Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.

    Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.

    Qui ad Atene noi facciamo così.

    La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.
    Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.

    Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.

    Qui ad Atene noi facciamo così.

    Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.

    E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.

    Qui ad Atene noi facciamo così.

    Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.

    Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.
    Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.

    Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versalità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.

    Qui ad Atene noi facciamo così.

    Pericle - Discorso agli Ateniesi, 461 a.C.