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    April 17

    il bello della normalità.


    Dato che la palestra a 800 metri da casa rimane una chimera, e ormai non mi preoccupo neanche più di trovare scuse con me stessa per tenermene alla larga, e dato che di fondo, se non amassi tanto i melliflui piaceri del cibo, sarei una salutista, mi sono finalmente decisa a praticare un minimo di attività sportiva tra le mura casalinghe.
    Cominciando dalla cyclette.
    Oggi, visto che i minuti in silenzio a pedalare guardando fuori iniziano ad aumentare, mi sono astutamente armata anche di lettore mp3, confidando in qualche brano che mi desse la giusta carica, e mi facesse perdere per un pò il senso del tempo.
    Detto, fatto.
    Accendo il lettore, e scoppia in me una bolla di gioia, contemporaneamente all'inizio di una canzone che non solo dà la carica, ma mi regala una sensazione che stavo quasi dimenticando!
    Per un secondo ho pensato che il mio sorridere, quel benessere diffuso, fossero dovuti alle endorfine causate dallo sport; ma le pedalate erano davvero troppo poche, e c'era un dettaglio non trascurabile: la canzone è quella simbolo di un viaggio che dall'anno scorso mi ha cambiata profondamente, e che mi ha fatto calare per 4 minuti esattamente in quelle atmosfere, nell'immagine di quei sorrisi pieni, incuranti di tutto, forieri di una serenità incosciente che mi è quasi sempre stata estranea, e di cui ho scoperto il potere terapeutico.. e tutto questo mi stava di nuovo avvolgendo!

    Terminata la sbronza adrenalinica, ho proseguito la cura di me stessa con un pranzetto fresco e pieno di frutta succosa, ricca, almeno nella mia mente, di quei profumi che da un paio di settimane sento nell'arietta pomeridiana del mio balcone, che danno di fiorito, di colori, di auspici....
    Una controllatina alle mie piantine di fresie che stanno finalmente decidendosi a fiorire, coi loro germogli ancora verdi e chiusi, che accrescono la mia attesa; e per concludere, un pò di minuti assopita al sole, sul balcone, nel silenzio del postpranzo, con gli uccellini che cinguettavano e la calma tutto intorno.

    Non è un granchè, lo so, si può trovare di meglio.
    Ma qualche volta, anche riuscire ad allontanare pensieri e incombenze, e godersi ogni stilla di normalità quotidiana, può aiutare a ribaltare le prospettive peggiori, e a vincere l'apatia degli ultimi strascichi invernali.
    La primavera è davvero arrivata, con tutte le suggestioni che tanto amo.
    Posso anche sperare di assaporarne qualche attimo, ogni tanto.



    Aggiornamento al 30 aprile:

    Le mie fresie sono fiorite.

    A dispetto delle mie preoccupazioni per il vento che le ha piegate, la pioggia e la grandine battenti di queste settimane, che sembravano poter avere la meglio, HANNO VINTO LORO.

     

     

    April 14

    iL poTeRe dEllA stUpiDitA'


    "Tutti i fenomeni che portano a decisioni sbagliate sono classificabili come forme di stupidità – e nessuno ha effetti così devastanti come la stupidità umana"


    Vagando -surfando?- per il web, sono rimasta incuriosita dal riferimento di un interessantissimo blog ad un singolare sito: Il potere della stupidità.
    Esso, trattando l'argomento come una materia da analizzare con approccio scientifico, trae ispirazione dal saggio di Carlo Maria Cipolla, un defunto docente di economia a Berkeley e autore di diversi libricini interessanti e umoristici, tra cui appunto "Le leggi fondamentali della stupidità umana".
    In attesa di leggerlo... ecco qui le cinque leggi:

    I. Sempre e inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione.

    II. La probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della stessa persona.

    III. Una persona stupida è una persona che causa un danno a un’altra persona o gruppo di persone senza realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo un danno.

    IV. Le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide.

    V. La persona stupida è il tipo di persona più pericoloso che esista.


    ..bene.
    la teoria di Cipolla presenta poi una suddivisione delle persone in quattro categorie:

    -Sprovveduti: Persone che con il loro agire danneggiano se stesse mentre producono un vantaggio per qualcun altro.

    -Intelligenti: Persone le cui azioni avvantaggiano loro e anche gli altri.

    -Banditi: Persone che agiscono in modo da trarne vantaggio ma danneggiare gli altri.

    -Stupidi: Persone che agiscono in modo da causare un danno a un’altra persona o gruppo di persone senza realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo un danno.

    L'autore del sito di cui parlavo, ha poi completato il discorso con alcuni corollari, che Cipolla, interpellato, parse condividere.
    Eccoli:

    Primo corollario
    In ognuno di noi c’è un fattore di stupidità che è sempre maggiore di ciò che pensiamo.

    Secondo corollario
    Quando la stupidità di una persona si combina con la stupidità di altre, l’effetto cresce in modo geometrico. Questo può aiutare a spiegare il noto fatto che le folle sono molto più stupide delle singole persone che le compongono.

    Terzo corollario
    La combinazione delle intelligenze di persone diverse ha un effetto minore della combinazione di stupidità, perché ( e qui torna la quarta legge di Cipolla) “le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide”.




    Cosa ne penso io?
    le "Leggi" mi hanno colpito molto, e non posso non condividerle.
    le quattro categorie in cui gli uomini sono suddivisi sono meno elaborate, ma anch'esse condivisibili.
    i corollari, beh... sul secondo grava qualche mio dubbio di eccessivo scetticismo, sul primo non posso giudicare, essendo anch'io oggetto della relativa teoria.. ma il terzo è amaramente realistico.

    April 03

    di avvitamenti ed altre fatiche mentali


    Penso, penso, penso.
    Penso anche quando non me ne accorgo.
    Sono davanti alla tv che tento di spegnere il cervello, guardo una ricetta impossibile su Raisat GamberoRosso, e d'improvviso un lume si accende all'altezza dello stomaco (lì dov'è il groppo che non si decide ad andar via), la mia mente si apre, ed ecco avvolgermi una nuova sensazione.
    Da interpretare, capire, e troppo spesso sopire, per evitare che lasci il segno.

    Mille interrogativi, riconsiderazioni, dubbi grandissimi.



    Qual è il confine tra rigore e disfattismo, nei rapporti con gli altri? Sono davvero due concetti vicini -confinanti, addirittura?
    E se lo sono, quanto conta l'amor proprio, nel non smettere di esigere e non avvistare questo confine? L'odio rende ciechi, ma l'amore allora, anche quando si tratti di amore per se stessi..!?

    Qual è la misura del compromesso che possa non farmi pensare che mi sto accontentando o facendomi andar bene qualcosa che nella mia sempiterna, poco temperabile intransigenza non accetterei?
    E' un male avere aspettative infinite da se stessi, e grandi dagli altri, finendo col segnare sempre troppo in alto il limite minimo per sentirsi soddisfatti?
    Davvero, come diceva Seneca, e più estremizzando, qualche teorico dell'atarassia, la chiave della felicità è smettere di desiderare?

    La tentazione di "umanizzarmi" pressa. Sarebbe tutto tanto più facile.

    Nonostante tutto, io non posso crederci.
    Non posso smettere.